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Facciamo il punto sull'uso delle erbe contro i tumori

Facciamo il punto sull'uso delle erbe contro i tumori

Si fa un gran parlare di impiego delle erbe contro i tumori. Stiamo attenti: non è tutto oro quel che luccica. Tuttavia, alcune erbe sembrano davvero dotate di attività anti-tumorale.  Vediamo che cosa è emerso dalle ricerche di settore. 

Rispetto alla medicina convenzionale, nella medicina complementare la malattia è vista in maniera dinamica come lo scontro tra la malattia cancro e i fattori di resistenza antipatogena dell’organismo. Questo semplice cambio di visuale consente diverse operazioni. Innanzitutto, diventa possibile cercare di tracciare percorsi di terapia per la malattia tumorale personalizzati per ogni paziente perché, se da un lato è chiaro che bisogna contrastare il tumore, dall’altro è non meno importante sostenere l’organismo nella sua battaglia che è anche battaglia psicologica, immunologica, endocrinologica. Secondariamente, se le risorse per questo scontro vanno ricercate in una visione dell’uomo a 360 gradi, è chiaro che la promozione della qualità della vita di un paziente, anche durante la malattia, non è meno importante della ricerca della salute, che può essere collegata alla prima in maniera molto più stretta di quanto usualmente si creda. E spesso possono esservi nel paziente delle risorse preziose da mobilizzare per la ricerca della guarigione. Infine, cosa non meno importante, la capacità dell’organismo di resistere alla terapia, ad esempio a cicli di chemioterapia, può essere migliorata producendo una vera sinergia tra i fitoterapici e le usuali terapie convenzionali. La fitoterapia dei due filoni di cura (combattere il cancro e sostenere l’organismo) ha sviluppato con miglior successo il secondo, che è strettamente connesso con le cosiddette terapie palliative. Sebbene nella pratica della fitoterapia sia prevalente l’esperienza relativa alla terapia di supporto alla chemioterapia o ad altre terapie antitumorali, ciò non toglie che vi siano numerose linee di ricerca volte ad evidenziare possibili attività antitumorali da parte di erbe utilizzate tradizionalmente per scopi, spesso, anche molto diversi. Proponiamo quindi una rapida carrellata delle erbe e dei vegetali che sono attualmente sotto indagine per la loro potenziale attività anti-tumorale. Ricordiamo, al proposito, che la fitoterapia, così come è affrontata nei miei articoli su L'altra medicina, è a tutti gli effetti una disciplina scientifica: si basa cioè sulle evidenze delle sperimentazioni cliniche.

 

LE PIANTE PIU' PROMETTENTI 

 

Allium sativum (Aglio)

Potenzia il sistema immunitario

Vi sono evidenze preliminari che l’aglio determini un potenziamento delle difese immunitarie. Il nostro sistema immunitario ha un ruolo importante nel difenderci dai tumori: sappiamo che esistono cellule immunitarie (linfociti T) che uccidono le cellule tumorali e che, attraverso la produzione di alcune molecole chiamate citochine, il nostro organismo può mettere in atto una serie di difese molto efficaci. Per esempio, ci sono delle cellule, i macrofagi, che "mangiano" le cellule maligne: per ottenere questo effetto bisogna però attivarle. Due costituenti dell’aglio, la S-allil cisteina e S-allil mercaptocisteina, hanno dimostrato di essere attivi contro le cellule della leucemia, del carcinoma della mammella, del carcinoma gastrico e di quello prostatico.

 

Curcuma longa (Curcuma)

Costringe il tumore a "suicidarsi"

Il rizoma (radice) della Curcuma contiene una miscela di molecole chiamate curcuminoidi con attività chemiopreventive e di inibizione della crescita nei confronti di diverse linee cellulari tumorali.

La curcumina è dotata di diverse azioni anti-tumorali: sembra per esempio anche in grado di costringere le cellule maligne a suicidarsi (un processo chiamato apoptosi) e inibiscono la formazione di vasi sanguigni che sono necessari al tumore per crescere.

Numerosi studi in vitro e nell’animale dimostrano che la curcuma ha azione antineoplastica, soprattutto nei confronti delle neoplasie dell’apparato digerente e in particolare di quelle del grosso intestino (colon e retto) e del fegato. Dati interessanti sono anche disponibili per le neoplasie prostatiche, mammarie, uterine, cutanee, sui glioblastomi (un tumore cerebrale) e sulle leucemie.

 

Glycine max (Soia)

La protezione degli estrogeni vegetali

Questa pianta e i suoi estratti ricchi di isoflavoni, come la genisteina, hanno interessantissime proprietà nel settore oncologico. La genisteina, un fitoestrogeno, riduce la formazione di nuovi vasi sanguigni (effetto anti-angiogenico), senza i quali il tumore non può svilupparsi. Le neoplasie hanno bisogno di molto sangue, per cui questo effetto anti-angiogenico dei fitoestrogeni può concorrere a spiegare il loro effetto antitumorale.  Si sa che una particolare classe di enzimi, gli inibitori della tirosin-chinasi, hanno effetti antineoplastici, ma la loro tossicità è piuttosto rilevante. Invece la genisteina, che è un inibitore naturale di questo enzima presente nella farina di soia in quantità di 1-2 mg per grammo di farina, non pare avere effetti tossici neanche alla dose di 200 mg al giorno, e sembra avere un effetto protettivo contro le neoplasie mammarie, del colon, della prostata e dell’apparato genitale femminile. Inoltre, gli isoflavoni contenuti nella soia possono aumentare la quantità di estrogeni trasformati dalla forma attiva a quella solfatata, assai meno attiva nei tessuti umani: questo è un effetto positivo perchè gli enzimi in forma attiva possono favorire alcuni tipi di tumore. La genisteina, inoltre, è capace di ottimizzare la sintesi extrarenale di vitamina D3, il ché aiuta a rallentare la crescita dei tumori mammari, del colon e prostatici. Infine gli isoflavoni di soia hanno una potente azione antiossidante/antiradicalica, che ostacola il danno cellulare dei radicali liberi che, a lungo andare, può portare alla formazione di tumori. Numerosi studi clinici e metanalisi hanno valutato l’effetto antineoplastico degli isoflavoni di soia, in genere con risultati molto promettenti.

 

Aloe vera e barbadensis

Contro le mutazioni cancerogene

Queste piante hanno azione antimutagena: proteggono cioè dall'insorgenza di mutazioni cancerogene. Inoltre alcune sostanze contenute in questa droga hanno un'azione citotossica (uccidono le cellule tumorali), antiproliferativa (impediscono la crescita del tumore) e proapoptotica (favoriscono il "suicidio" delle cellule maligne). Le neoplasie che paiono essere più sensibili a questa droga sono quelle dell’apparato digerente, del polmone e della cute.

 

Camellia sinensis (The verde)

Polifenoli dentro la tazza

I polifenoli del the verde, e in particolare le catechine epigallocatechin-3-gallato (EGCG), epigallocatechina (EGC) e epicatechin-3-gallato (ECG) costituiscono il 30-40% dei componenti dell’estratto di the verde e possono avere azione antitumorale. L’azione antitumorale del the verde è stata studiata su tumori di esofago, pelle, bocca, colon, stomaco, fegato, pancreas, intestino tenue, vescica, prostata e mammella. I costituenti principali per l’espletarsi di questa azione sono i polifenoli e in particolare la EGCG. Il the verde ostacola la proliferazione cellulare, induce le cellule maligne a suicidarsi e stimola l’attività degli enzimi endogeni che liberano il nostro organismo dalle sostanze cancerogene. E' bene restare però con i piedi per terra:il fatto che in provetta il thè verde protegga dai tumori non significa che l'effetto sia garantito anche su di noi. Si deve proseguire con le ricerche. Inoltre, gli studi clinici effettuati finora hanno dati esiti abbastanza contradditori.

 

Panax ginseng

Lo spazzino dei radicali liberi

E' capace di effetto scavenger sui radicali superossido: effetto scavenger, o "spazzino", significa che questa pianta neutralizza i radicali liberi strettamente coinvolti nella genesi dei tumori. I radicali liberi infatti sono responsabili di pericolose mutazioni all'origine del tumore. Questa azione protettiva è stata osservata negli studi in provetta o sugli animali.

E’ stato dimostrato che i soggetti che prendono Ginseng hanno un minor rischio di ammalare di cancro, sia se assumono la pianta fresca sia se prendono estratti della stessa. La maggior protezione si ha per il cancro della bocca e della faringe, e poi nell’ordine per quelli di polmone, fegato, colon e retto, stomaco, pancreas, esofago e ovaio.

 

Sylibum marianum (Cardo mariano)

Assalto coordinato al tumore

Questa droga riduce la proliferazione cellulare incontrollata tipica dei tumori. Il Cardo, poi, ha anche un effetto antiangiogenico, favorisce l’apoptosi cellulare nelle cellule neoplastiche ( si veda la Curcuma) e potenzia l’effetto chemioterapico di alcuni farmaci antitumorali come il cisplatino e il carboplatino. Sono stati pubblicati studi sull’effetto antitumorale di questa droga su neoplasie della prostata, della mammella, della cute, del fegato e del colon.

 

Vitis vinifera (Vite da vino)

 

Il resveratrolo e i polifenoli presenti in questa pianta sono capaci di indurre apoptosi cellulare. Il resveratrolo è in grado di ostacolare la crescita di numerosi tipi di cellule tumorali: carcinomi linfoidi e mieloidi, mieloma multiplo, carcinoma della mammella, della prostata, dello stomaco, del colon, del pancreas, della tiroide, melanoma, carcinoma squamoso della testa e del collo, carcinoma ovarico e carcinoma della cervice uterina. Esso causa in queste cellule l'arresto della progressione del ciclo cellulare: in pratica bloccano la formazione di nuove cellule tumorali. Ma è solo una delle potenziali azioni anti-tumorali di resveratrolo che solo negli ultimi anni abbiamo individuato: ancora molto resta da scoprire.

Gli studi in provetta indicano che i polifenoli del vino possono ridurre l’angiogenesi, ostacolando la proliferazione del tumore, e l’espressione di due fondamentali fattori che favoriscono la formazione dei vasi sanguigni che "nutrono" la neoplasia. Il resveratrolo potenzia l’effetto apoptotico di alcuni chemioterapici e della terapia radiante: quindi, nei pazienti che sono sottoposti a questi trattamenti convenzionali il resveratrolo potrebbe potenziare l'effetto della terapia. I dati di tossicologia indicano che nell'uomo l'impiego di questa sostanza sia ragionevolmente sicura e dotata di scarsissimi effetti collaterali.

 

Articolo tratto da L’Altra Medicina Magazine – Salute Armonia Benessere Naturale - www.laltramedicina.it

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