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Il massaggio cardiaco e la sfida contro il tempo

Il massaggio cardiaco e la sfida contro il tempo

Articolo tratto dal libro La mano che cura - Conversazione con Francesco Lorito
"Se ho fatto qualche scoperta di valore, ciò è dovuto più a un’attenzione paziente che a qualsiasi
altro talento."

Isaac Newton

 

Duemila richieste di soccorso in 24 ore con una media di quaranta, cinquanta servizi in corso contemporaneamente. È quanto squilla il telefono alla centrale operativa del 118 di Milano, all'interno del comprensorio dell'ospedale Niguarda, in una palazzina anonima e superprotetta, dove diciannove infermieri – tra cui cinque donne, circa sessanta operatori tecnici e diciassette medici, divisi in turni di sette ore ciascuno, se si esclude la notte che è invece di dieci ore – gestiscono le richieste di emergenza di tre milioni e 800 mila persone. Questi angeli custodi, capitanati dal dottor Giovanni Sesana, responsabile del Centro Operativo ed Elisoccorso di Milano e provincia, prendono decisioni importanti nel giro di pochi secondi. Decidono, per esempio, se è il caso di far partire una delle nove automediche dislocate sul territorio, di cui una di stanza proprio al Niguarda, in ausilio a una delle oltre cento ambulanze di base disponibili – cinquantadue in convenzione continuativa e cinquanta in convenzione estemporanea – o se è necessario far intervenire l'elicottero giallo e rosso parcheggiato presso l'aeroporto di Bresso, uno dei cinque apparecchi messi a disposizione dall'Assessorato della Sanità della Regione Lombardia per l'Azienda regionale Emergenza Urgenza. Francesco Lorito è uno degli infermieri, un veterano che lavora all'Elisoccorso dal 1986, alla centrale operativa dal 1992 – da quando è stato attivato il numero unico di emergenza sanitaria, il 118 – e oggi anche nel servizio di automedica.

 

Signor Lorito, cos'è esattamente il 118 e come funziona?

È un servizio che risponde alle chiamate d'urgenza ed emergenza, e ha principalmente il compito di inviare il mezzo di soccorso migliore nel minor tempo possibile, in modo che il paziente venga trasportato nelle migliori condizioni all'ospedale con le risorse necessarie e disponibili per trattare la sua patologia così da evitare trasferimenti successivi.

 

Che differenza c'è tra l'infermiere che lavora in una struttura ospedaliera e chi è di servizio al 118?

Qui l'attività lavorativa è un po' più articolata rispetto a un normale reparto di degenza, non abbiamo infatti un contatto quotidiano con il malato, ma entriamo in azione nel momento della richiesta di soccorso. Questo comporta un rapporto con il paziente più ridotto, in termini di tempo, ma talvolta di particolare e significativa intensità.

 

Qual è la formazione specifica di un infermiere che voglia lavorare alla centrale operativa?
Per lavorare al 118 è necessario seguire dei percorsi formativi specifici che vanno dalla gestione della centrale operativa stessa ai corsi di formazione specifici per il soccorso extraospedaliero sull'automedica e l'elicottero. Per quest'ultimo si deve poi seguire un corso particolare, gestito in collaborazione col personale del Soccorso alpino, per essere pronti a intervenire anche su terreni impervi.

 

Quanti elicotteri ha a disposizione il 118?
In Lombardia ci sono cinque basi per cinque elicotteri e una è qui da noi al Niguarda, esattamente sopra di noi. Di solito chi lavora sull'automedica lavora anche sull'elicottero. Siamo pronti a tutto.

 

C'è differenza tra il soccorso che si svolge a bordo dell'elicottero e quello che si fa con l'automedica?
Nel soccorso con l'elicottero cambia soprattutto la parte logistica e la sicurezza legata al mezzo di soccorso: l'elicottero, con a bordo un'equipe costituita da un medico e un infermiere, oltre a due piloti, il tecnico di volo e la guida alpina, viene utilizzato prevalentemente in periferia, sulle tangenziali e le autostrade, comunque nell'hinterland. E quando l'elicottero non riesce ad atterrare? Se non può atterrare in prossimità dell'evento, l'equipe viene sbarcata con l'utilizzo del verricello per intervenire tempestivamente. In città invece ci si serve per lo più delle automediche.

 

Qual è l'ultima grande operazione di soccorso a cui ha partecipato?
In occasione del terremoto in Abruzzo sono stato in quei luoghi una settimana, inviato dal servizio con le squadre di soccorso. Lì abbiamo montato un ospedale da campo, il cosiddetto pma di 2° livello, in sostituzione dell'ospedale dell'Aquila in parte abbattuto dal sisma. Subito abbiamo cercato di dare una risposta sia di carattere sanitario che organizzativo. Può sembrare banale, ma la gente arrivava e diceva: devo fare delle analisi, ma l'ospedale è crollato, devo prendere delle medicine, ma sono rimaste sotto le macerie di casa, ho bisogno di una ricetta e non so dove andare, il medico di base non c'è, la farmacia non esiste più. Cos'è esattamente il pma di 2° livello? Un ospedale da campo dove si possono ricoverare contemporaneamente fino a cinquanta pazienti, con differente codice di gravità. Un ospedale a tutti gli effetti, abilitato per piccoli interventi chirurgici, ingessature e bendaggio di ferite. Nel caso dell'Aquila, il pma era dotato pure di un laboratorio per le analisi.

 

È stato anche a Haiti, in occasione del terremoto del 12 gennaio 2010?
Sì, per tre giorni, per portare in Italia alcuni malati con patologie particolari che non potevano essere curate sul posto. Siamo partiti per Port-au-Prince, abbiamo prelevato i pazienti negli ospedali dove erano ricoverati e li abbiamo portati in Italia con l'aiuto di alcuni nostri colleghi arrivati successivamente dall'Italia.

 

Immagino abbia fatto altri interventi importanti.
Parecchi, ma il ricordo peggiore è legato al disastro aereo di Linate dell'ottobre 2001, davvero uno degli spettacoli più brutti che abbia mai visto. Quando, grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco che hanno fatto la prima breccia nella carlinga, abbiamo visto l'interno dell'aereo, ci siamo trovati di fronte a una gigantesca bara contenente 118 persone ammassate l'una sull'altra, morte per trauma da schiacciamento. Una tragedia indescrivibile. Un altro intervento che ricordo molto bene è quello che facemmo quando ci fu la collisione di un piccolo aereo da turismo contro l'allora palazzo della Regione a Milano, il Pirelli.

 

Mai niente di più tranquillo?
Difficile. Capita quando andiamo al seguito di personalità politiche, in particolare se sono straniere. Per esempio, quando è venuto in Italia l'allora vicepresidente americano Dick Cheney, abbiamo fatto una scorta sanitaria in piena regola, anche se lui aveva la sua, tenuto conto che è un cardiopatico. Seguiamo sempre anche il presidente della Repubblica italiana di turno, benché abbia il suo medico personale. Siamo stati presenti ai funerali solenni di papa Giovanni Paolo ii, un evento straordinario, una marea di persone. In queste occasioni rimaniamo in attesa di una qualsiasi situazione anomala o evento traumatico si dovesse presentare.

 

Seguite anche eventi sportivi?
Più che altro facciamo assistenza ai concerti, un po' meno alle partite di calcio, al Giro d'Italia, perché le società hanno una loro organizzazione permanente che si occupa dell'assistenza sanitaria, quindi noi non siamo direttamente interessati. Ci siamo invece alla Milano City Marathon con numerosi mezzi di soccorso e con personale sanitario pronto a intervenire in tempi rapidissimi.

 

Qual è il suo ruolo in queste situazioni di emergenza?
Mi occupo del coordinamento e delle comunicazioni con la centrale operativa, ma all'occorrenza partecipo all'assistenza del malato e collaboro col medico. Nel concreto, noi del personale sanitario siamo autorizzati a effettuare manovre rianimatorie di base come il massaggio cardiaco, la ventilazione, l'accesso venoso, il posizionamento di materiali di immobilizzazione e mobilizzazione come il collare o presidi per estricare un ferito dalle lamiere dell'automobile.

 

Può raccontare più in dettaglio cos'è il massaggio cardiaco?
Il massaggio cardiaco è la manovra salvavita in caso di arresto cardio-circolatorio e rientra nelle operazioni di rianimazione cardio-polmonare. In questo caso, ventilazione e massaggio cardiaco vengono eseguiti alternativamente. È una manovra effettuata anche dai volontari che lavorano 53 il massaggio cardiaco sui mezzi di soccorso in convenzione con il 118 e da personale laico opportunamente addestrato. I primi frequentano un corso specifico di 120 ore durante le quali imparano a fare anche questa manovra, tecnicamente definita di "compressione toracica esterna".

 

Una manovra difficile?
È la compressione del cuore tra due parti ossee, lo sterno e la colonna dorsale. Con le mani sovrapposte al centro del torace si esercita una pressione sulla parete del torace stesso in direzione antero-posteriore, con lo scopo di comprimere le camere cardiache e permettere l'espulsione del sangue nel circolo ematico. Il ritmo è di cento compressioni al minuto, alternate alle ventilazioni. Attualmente i protocolli internazionali prevedono un rapporto compressioni/ventilazioni di 30 a 2. Le insufflazioni possono essere effettuate con il sistema bocca-a-bocca, attraverso una mascherina facciale, oppure con un pallone autoespansibile collegato a una fonte di ossigeno che arricchisce la miscela fino al cento per cento. L'alternanza di compressioni e ventilazioni prosegue fino a quando il cuore riprende un'attività contrattile spontanea e sufficiente.

 

Bisogna essere esperti per fare un massaggio cardiaco o lo può fare anche chi si trova per caso a prestare i primi soccorsi?
Per effettuare un massaggio cardiaco corretto ed efficace è necessario un breve periodo di apprendimento che, in genere, viene fatto su manichini. Talvolta cerchiamo di far eseguire il massaggio a chi è presente sul posto, fornendo indicazioni telefoniche, in attesa dell'arrivo dei mezzi di soccorso. Gli studi dimostrano infatti che quando la persona colpita da arresto cardiaco viene soccorsa immediatamente, le probabilità di sopravvivenza raddoppiano.

 

Ci sono altri suggerimenti che può dare a chi si trovi in una situazione di emergenza?
In caso di ferite, bisogna cercare di fermare l'emorragia, soprattutto se si tratta di un'emorragia arteriosa, perché a causa della pressione sanguigna è possibile che ci sia una perdita importante di sangue che, anche in pochi minuti, può portare a un arresto cardio-circolatorio, cioè alla morte del paziente. In questi frangenti la prima cosa da fare è tamponare la ferita con un asciugamano. Quando riceviamo telefonate in cui ci viene presentato uno scenario drammatico, in attesa che arrivi l'ambulanza diamo istruzioni, facciamo capire che sono minuti preziosi, i più importanti, direi, in cui le condizioni del ferito o della persona che ha avuto il malore possono cambiare, in modo concreto, qualora ci sia sul posto qualcuno che apporti le prime cure, il primo trattamento, le prime manovre. In questo caso la differenza la fa chi, per esempio, tampona la ferita. È importante che una volta effettuata la compressione non si tolga la benda, quale essa sia, perché così facendo si rimuoverebbe automaticamente anche il coagulo che si è formato e l'emorragia tornerebbe a scorrere.

 

Nel massaggio cardiaco la mano dell'uomo è insostituibile?
No, negli ultimi anni ci sono delle apparecchiature che sostituiscono la mano. La mano si stanca, non riesce a mantenere un ritmo costante e una pressione efficace, a scapito della qualità del massaggio. Questi presidi meccanici sono costruiti con l'obiettivo di massimizzare l'efficacia delle compressioni toraciche esterne.

 

Al di là dei presidi, quanto è ancora importante la manualità nella sua professione?
È fondamentale: con la mano fai quello che pensi, quello che sai. La mano fa quello che ognuno di noi ha imparato a fare. Dall'entusiasmo con cui ne parla, sembra innamorato del suo lavoro. Io amo il mio lavoro: mi dà grandi soddisfazioni e mi impegna molto, perché cerco di farlo nel migliore dei modi. Questo vuol dire dedicargli tante energie e risorse. Ma la cosa che più mi fa piacere è che la mattina mi alzo contento di andare a lavorare.

 

Come mai, da ragazzo, si è scelto una vita costellata di emergenze?
A dir il vero sono stato ispirato da un parente che faceva questo lavoro. In realtà le scienze umane mi hanno sempre affascinato e incuriosito.

 

Quanto è riconosciuto, a livello sociale, il suo mestiere?
Non è riconosciuto come dovrebbe. Le faccio un esempio: qualche tempo fa ho incontrato, in uno dei vari corsi di formazione, un medico statunitense che raccontava con orgoglio che suo figlio si era laureato in scienze infermieristiche. Da noi un papà medico avrebbe espresso meno entusiasmo. Questo probabilmente a causa della posizione sociale che l'infermiere ha da noi rispetto a tanti altri paesi. A parte l'aspetto economico, la professionalità meriterebbe un riconoscimento superiore.

 

Al di là dell'aggiornamento per mantenere l'abilità all'elisoccorso, fa spesso corsi di riqualificazione professionale?
Il nostro aggiornamento è continuo, obbligatorio e necessario per garantire la qualità sia alla centrale operativa che sui mezzi di soccorso. È un servizio molto dinamico con procedure che vengono continuamente aggiornate.

 

Cosa prova quando appoggia la mano su un paziente?
La mano sente il calore, le pulsazioni, percepisce i movimenti, i segni di vita. Una sensazione particolarmente brutta si prova quando si appoggia la mano e si sente che la temperatura del corpo è bassa, indice di un raffreddamento fisiologico del corpo a seguito di un arresto cardio-circolatorio.

 

E se guarda la sua mano, cosa pensa?
Penso a una mano che ha manipolato, accarezzato, percepito la vita: dalla nascita di un bambino in casa a una rianimazione cardiopolmonare. Ma anche a una mano che ha percepito più volte il distacco della vita.

 

Com'è la vita privata di un operatore del 118?
Per continuare a fare questo mestiere negli anni, devi evitare di portarti a casa le emozioni, i turbamenti, le ansie e le tensioni che vivi tutti i giorni creando una barriera con la tua vita privata e familiare. Ricordo i miei primi anni trascorsi in terapia intensiva: tutta la sofferenza e le emozioni a cui assistevo durante le ore lavorative, le rivivevo nel sonno e mi svegliavo già mentalmente stanco. In questo lavoro non te lo puoi permettere perché devi prendere spesso decisioni importanti che riguardano la vita di tante persone, e talvolta anche la tua. Rimane sempre il conforto di aver agito secondo scienza e coscienza.

 

Articolo tratto dal libro La mano che cura - Dialoghi con i maestri del benessere

Conversazione con Francesco Lorito


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