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Counseling

Cos' e a cosa serve

Counseling, o scritto all’inglese counselling, deriva dal verbo inglese to counsel. L’Oxford English Dictionary dà queste definizioni: 1. dare un parere a 2. Dare aiuto professionale  e un parere a (qualcuno) per risolvere problemi personali o psicologici.

In italiano potrebbe essere definito “relazione d’aiuto”.

Il counselling è una disciplina ben distinta dalla psicoterapia.

Il counselling è un rapporto interattivo fra cliente (non paziente) e il counsellor con  l’obiettivo di far sì che il cliente riesca a potenziare le proprie risorse e a creare le condizioni relazionali e ambientali che contribuiscono al suo benessere.

Il counsellor, cioè l’esperto di counselling, è come una guida alpina che accompagna il cliente lungo un percorso che hanno deciso insieme per la soluzione di un problema pratico e specifico (per esempio: difficoltà di dialogo fra un genitore separato e il figlio adolescente, affrontare la perdita del lavoro ecc.).

Affronta principalmente problemi personali concreti, emotivamente significativi, ma  non patologici, connessi alle aree: della comunicazione, delle relazioni interpersonali, dell’orientamento scolastico/professionale e del prendere decisioni.

Favorisce la presa di coscienza dei meccanismi  che spessono spingono a comportamenti ripetitivi negativi, a processi di autobloccaggio, esitazione e conflitto; mira soprattutto a far sperimentare al cliente nuove soluzioni pratiche (problem solving).

Il counselling è molto utile per comunicare meglio nei rapporti di coppia, genitori-figli, capo-collaboratore.

Aiuta la presa di decisioni connesse a scelte difficili inerenti: l’indirizzo scolastico, la realizzazione della propria vocazione, l’entrata o l’uscita dal mondo del lavoro, il pensionamento, la maternità o paternità, le separazioni affettive, il fidanzamento, il matrimonio, il tradimento, le gravidanze indesiderate, le unioni di fatto; la decisione dei sottoporsi al test dell'HIV, la successiva comunicazione e gestione del risultato e l’affrontare nel breve e lungo termine la malattia.

È utile per affrontare lo stato di malattia (propria, di parenti e amici), il “perchè proprio a me?”; aiuta nel  non isolarsi, nel gestire le responsabilità dell’accudimento (figli/genitori anziani)  nel rispetto delle prorie esigenze di vita e di relazione; se, quando, come e perchè sottoscrivere il testamento biologico o testamento di vita: riflessi emozionali relativi alla decisione, scelta del fiduciario, chi ne deve essere a conoscenza, dove rivolgersi per sottoscriverlo; nella collaborazione con i medici, gestendo al meglio il rapporto medico-paziente.

Perciò è ideale anche per medici, infermieri, badanti che hanno a che fare tutti i giorni con gli ammalati per migliorare la comunicazione, l’empatia con il paziente ottenendo più collaborazione e riducendo il rischio di burnout (logoramento da stress).

Il counselling è efficace quando queste situazioni sono accompagnate da situazioni emotivamente significative per il cliente, ma senza gravi disturbi di personalità o disordini psicologici. In questi casi il counsellor (ruolo di orientamento) ha l’obbligo deontologico di indirizzare il cliente verso professionisti del disagio mentale o della malattia psichiatrica.

Nello specifico: problemi (non patologici) di un adolescente, quali:

bullismo, fumo, abuso di alcool, sesso precoce, dieta squilibrata (non bulimia o anoressia), esercizio fisico insufficiente, scarsi risultati a scuola, dipendenza e ossessione da videogames, realtà virtuale e computer (Hikikomori), innamoramento totalizzante, mancanza di concentrazione, senso di incertezza per il futuro, ecc.

Queste difficoltà possono causare isolamento sociale o frequentazione di amici problematici, fallimento scolastico e cattiva condotta, sbalzi di umore, attaccamento insicuro e disorganizzato ai genitori. Questi ultimi si trovano ad affronatre una situazione difficile che a volte preferiscono non vedere, perchè non sanno come intervenire.

Il counselling in questo caso è utile perchè può rendere consapevole i genitori che: il salto generazionale va mantenuto (i genitori non devono fare gli amici, deveno essere di riferimento per l’adolescente); devono dare una fiducia condizionata a certe regole di comportamento (non tutto è permesso, inflessibili sull’orario di rientro a casa serale, ad esempio), devono imparare a valorizzare la persona e non la performance (“hai fatto un bel gioco di squadra, sei stato generoso con i tuoi compagni”, e non “peccato che non hai segnato”; educare alle frustrazioni (“la vita non è tutta rose e fiori”): dare l’esempio ( “come faccio a criticare mia figlia che ho scoperto a fumare, quando anch’io fumo?”); dire di NO superando il senso di colpa e accettare il rischio che i figli possono commettre errori.

I problemi che il counselling può risolvere nell’adolescente possono essere relativi alle paure di imperfezioni corporee, quali: seni piccoli, sentirsi di statura bassa, il vedersi sovrappeso (non patologico), poco muscoloso, poco attraente, ecc.

Il counsellor sposterà l’attenzione dal problema alla persona, facendo emergere i fattori di protezione da questa mancanza di stima piuttosto che insistere sui fattori di rischio.

Se l’adolescente è in preda a una cocente delusione amorosa, e l’innamoramento nel mondo dei giovanissimi è totalizzante, occorrerà prestare una particolare attenzione a richiami al suicidio (o tentativi) e convincere l’adolescente e/o i genitori a rivolgersi allo specialista di adolescentologia, allo psicoterapeuta o psichiatra specializzati nell’età evolutiva.

Quello riportato è un buon esempio di come il counselling svolga un’azione di prevenzione e di orientamento.

Il counselling nell’adulto aiuta a superare difficoltà temporane quali: mancanza di concentrazione, stress, ansia (non attacchi di panico), tensione, demotivazione, stanchezza, scarso rendimento lavorativo, senso di precarietà. Permette di superare abitudini ,convinzioni, atteggiamenti autolimitanti (non legati alla patologia, alla sofferenza psichica o a disturbi gravi di personalità), quali: pigrizia, incapacità progettuale, conflittualità generazionale, mancanza di autostima, fiducia e rispetto di sè e degli altri, dipendenza da giudizio degli altri.

Il counselling è utile per capire e superare: difficoltà sessuali (non fisiologiche o connesse a squilibri di identità), problemi economici, preoccupazioni da debiti, errori del passato (eliminzione dei pensieri tipo “avrei dovuto...avrei potuto...se potessi tornare indietro”, ma senza addentrarsi nelle origini “storiche” dei problemi), atteggiamenti negativi (es.pessimismo, vittimismo, buonismo esasperato, sottomissione al partner), paure (es. paura di volare, di parlare in pubblico, di approcciare una persona che ci attrae, di dire di NO, di perdere ruolo e status sociale, di non trovare la persona giusta, paura della solitudine); pregiudizi religiosi, razziali, culturali e di orientamento sessuale.

Permette di superare al meglio relazioni fallite e gli abbandoni.

Facilita la formazione di gruppi di auto-aiuto.Interviene con efficacia su problemi specifici di autostima non connessi col disagio mentale. Favorisce uno stile di vita più sano.

Nello specifico della coppia, il counselling è utile per superare difficoltà quali, ad esempio:
“È finita la luna di miele e sento già che la relazione mi va stretta”, “io desidero un figlio e lei no”, “sessualmente mi annoio”, “urlo spesso al mio compagno”, “i bambini sono incontrollabili”, “credo di essere bisex e non so come dirlo a....”, “ creo le condizioni perchè le mie relazioni affettive falliscano in partenza”, “ho bisogno dei miei spazi, ma non so come fare”, “sono single e ho paura di non trovare mai la persona giusta”, “stavo meglio da single”.

Il counselling può alleggerire il peso delle preoccupazioni e dei dolori del cliente con un ascolto attento e partecipe, focalizzando le difficoltà, declinando gli ambiti in cui si manifestano, riattivando le risorse individuali, poponendo letture alternative delle situazioni, aiutando il cliente a individuare le soluzioni prospettandone le conseguenze, i limiti, le responsabilità sino a che il cliente stesso riesce a vedere nuovi orizzonti e a trovare la migliore soluzione per le sue difficoltà.

La decisione di cambiare proverrà da lui stesso. Perchè nel counselling il cliente è sempre il protagonista.

Beneficio principale

In tempi brevi porta alla risoluzione di un problema specifico con contenuti emozionali di disagio (connesso alla comunicazione interpersonale, alla relazione affettiva, alla presa di decisioni , all’orientamento di vita e di lavoro).

Meccanismi d’azione

Il counselling si attua in 5 fasi:

  1. Focalizzazione

    Il counsellor aiuta il cliente a concentrare la propria attenzione sull’evento critico evitando che divagahi eccessivamente. Il cliente così può assumere nuove prospettive di osservazione da cui guardare alla sua difficoltà.

    Ecco un esempio sintetico: una giovane viene da voi con una difficoltà di orientamento vocazionale, e vi cita di aver inviato decine di c.v. a imprese dei settori piu’ svariati, e ne commenta amaramente le risposte negative. Cita le imprese dalla Freni Brembo al WWF, da Mediaset al CESVI, dall’ENI al Monte dei paschi di Siena, ecc.

    Dopo una prima parte di acccoglienza per stabilire un buon “rapport”, il counsellor parlando poco, poco, ma con osservazioni brevi e specifiche fa notare le differenze fra istituzioni profit e non profit, fra aziende metalmeccaniche dell’automotive a quelle della comunicazione, da aziende multinazionali a locali. Ognuna richiede competenze diverse, forse trasferimenti di città, periodi di permanenza all’estero, e via citando.

    Farà, ad esempio, notare l’uso del verbo dovere:“Devo avere successo, devo affermarmi, devo guadagnare molto, devo sbrigarmi”. Da dove nasce questo “devo”?

    Segnalerà ambiguità linguistiche come l’abbondanza di: “Sì, ma” che significa in realtà no.

    Qual è il tuo mondo? Cosa ti piace? Cosa vuoi veramente?

  2. Definizione del problema

    Raccolta informazioni, analisi delle situazioni e dei contesti in cui si manifesta il problema specifico.

    Il counsellor chiede al cliente se questo orientamento al dovere viene esercitato anche in altri ambiti, quando e dove chiedendo esempi concreti. In famiglia? Con gli amici? In coppia?

    C’è una dipendenza dal parere e dall’approvazione altrui? Tu come ti valuti? È possibile che la vera difficoltà sia la mancanza di stima. Con l’aiuto del cousellor si tratteggiano le conseguenze di questa mancanza, sui divieti, ordini o modelli ricevuti, sugli attaccamenti positivi/negativi. Sui conflitti esterni.

    Col cliente si arriva a concordare che il recupero del rispetto di sè (è un esempio), è la vera difficoltà su cui intervenire insieme.

  3. Pianificazione

    Negoziazione dei bisogni, individuazione delle risorse da rinforzare nel cliente, negoziazione sulle mete da raggiungere.

    Il counsellor e il cliente definiscono gli obiettivi da raggiungere: scoprire qual’è il mondo di riferimento della cliente, qual’è lo stato desiderato descrivendolo con immagini, citando personaggi noti ammirati e perchè, arricchendo con più dettagli possibili il contesto in cui la cliente si sente veramente a proprio agio.

    Come si vedrebbe (aspetto, espressione, abbigliamento, stato emozionale, persone e ambienti da frequentare, ecc? Che cosa serve, specificatamente, al cliente per arrivare lì? Indipendenza dalla famiglia? Nuovo look? Calmare lo stress? Coccolarsi? Modificare l’abitudine di chiedere sempre il parere di papà? Selezionare gli amici? Andare a vivere da sola/o? Stanziare un piccolo budget per la cura di sè? Con l’aiuto del counsellor, il cliente individua le priorità.

  4. Implementazione

    Rafforzamento delle risorse del cliente, individuazione delle resistenze al cambiamento, aiuto alla persona per cercare opzioni alternative con relative conseguenze e responsabilità, coadiuvare il cliente a scegliere la strada migliore accompagnandolo nel portare avanti le scelte e ad applicare i cambiamenti necessari con consapevolezza.

    Il counsellor e il cliente lavoreranno sui “permessi”. Ad esempio: concedersi il permesso di sbagliare senza sensi di colpa. Di volersi più bene, di essere amabile. Di vivere nel presente. Di avere proprie opinioni. Di far evolvere gli attaccamenti, di provare piacere. Di far bene le cose senza “strafare”.

    Sempre specificando quali conseguenze e responsabilità sono connesse a queste evoluzioni a livello personale, relazionale, professionale. Le visualizzazioni guidate sono anche molto utili.

    Il cliente con l’accompagnamento del cousellor arriverà a una chiara visione di sè, a una maggiore lucidità di analisi.

    Si esprimerà col verbo modale volere. “Io voglio lavorare per un’azienda attiva nel settore ecologico, nelle energie alternative, per un costruttore o installatore di pannelli solari.”

    Scriverà pochi e mirati c.v. (curriculum vitae) su carta riciclata, allegandovi uno studio sull’uso delle bio-plastiche al posto dell’alluminio nelle parabole solari.

  5. Valutazione

    Comprende la verifica degli obiettivi raggiunti in termini di quantità e qualità, il feedback del cliente e l’eventuale ridefinizione più specifica del problema oggetto del contratto di counselling.

Differenze con altre discipline

Non c’è conflitto con la psicoterapia se si chiarisce cosa questa affronta.

La psicoterapia si occupa infatti di: disagio e sofferenza psichica, disordini psicologici dovuti a disturbo strutturale di personalità e riparazione di strutture di gravi disturbi, PATOLOGIE.

Agisce su fattori interni dell’individuo quali la complessità del funzionamento intrapsichico. Per la profondità e complessità dei problemi trattati necessita di tempi d’intervento più lunghi.

Il counselling è molto utile ed efficace per problemi personali e interpersonali limitati e specifici.

Interviene nell’area dei conflitti e dell’ambivalenza. Aiuta nelle scelte e decisioni difficili da compiere. Nel superare lo stress e le DIFFICOLTÀ. Agisce soprattutto su problemi causati da fattori esterni all’individuo.

Compie un ruolo di prevenzione delle difficoltà e di miglioramento del comportamento. Si occupa di questioni educative e di orientamento vocazionale.

I tempi d’intervento sono più brevi.

Non si cada nella trappola della proporzione counsellor = geometra, psicoterapeuta = architetto.

La psicologia applicata non è monopolio della laurea relativa. Corsi di psicologia si tengono in nunerose facoltà: lingue, marketing, scienze delle comunicazioni, scienze motorie, scienze della formazione, economia, sociologia, giurisprudenza, ecc.

Il paragone più opportuno è con la matematica. Non solo i laureati in matematica sanno “fare di conto”. Essi sviluppano equazioni complesse, risolvono il problema della mappatura di un oggetto matematico a 248 dimensioni (E8- gruppo di Lie) con l’uso del super computer Sage da 60 gigabyte, ma esami di matematica sono sostenuti in numerosissime facoltà.

Lo stesso dicasi per l’italiano, non solo i laureati in Lettere hanno diritto di usare questa lingua. Certo, essi devono approfondirne tutti gli aspetti dalla linguistica alla filologia, dall’etimologia alla retorica, ecc.

Quindi un buon counsellor deve avere come background un’ottima conoscenza della psicologia applicata. Non arriva all’approfondimento e alla specificazione di chi si occupa di psicoterapia, ma la usa. Proprio come si fa per la matematica e le lingue.

Il counsellor deve, d’altra parte, avere anche conoscenze relative alla comunicazione, all’analisi delle situazioni, alle tecniche di definizione degli obiettivi (obiettivo benformato), al decision making, alle sociologie principali (famiglia, diversità, lavoro), così come deve conoscere elementi di diritto del lavoro.

Perchè diritto del lavoro? La crisi economica sta creando molto disagio. Difficoltà ad accettare l’uscita dal lavoro forzata, a reinventarsi. Un cliente vi espone la difficoltà emotiva e pratica a far fronte al mobbing. Come potete aiutarlo, oltre che lavorando sulla sua autostima, anche nel concreto, su come reagire o non reagire al mobbing, se non conoscete – almeno di massima – le conseguenze giuridiche del suo agire?

Il counselling non viene definito per differenza con altre discipline. Non è una derivata della psicoterapia. Il counselling si definisce in funzione del proprio ambito d’intervento che è specifico.

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Origini e storia

L'origine del Counselling si perde nella storia dell'umanità, quando qualcuno chiese aiuto a “una guida” per risolvere un problema specifico (v. sopra) dai forti contenuti emozionali disagevoli.

La figura del counsellor moderno inizia a definirsi in USA dopo la Grande Crisi del ’29 con i gruppi di mutuo aiuto degli Alcolisti Anonimi.

Nel ’45, ’47 Carl R. Rogers diede un contributo essenziale alla definizione scientifica e pratica di questa attività superando i paradigmi della psicoterapia e psicanalisi classiche. Creò la terapia centrata sul cliente o terapia non direttiva.

Da questa mieteranno ispirazione l’analisi transazionale, la Gestalt e la relazione d’aiuto di Carkhuff.

Gerad Egan definì la struttura dentro cui il counsellor potesse lavorare con il cliente in modo coerente e sistematico (v. meccanismi d’azione).

 

Il counselling arriva in Europa, in Gran Bretagna negli anni ’70 sia come servizio di orientamento scolastico e professionale, sia come supporto nei servizi sociali e nel volontariato (disagi sociali, economici, immigrati, profughi, rifugiati politici), contesti questi che necessitavano (e necessitano)di interventi con soluzioni più rapide possibili.

Nel 2001 nasce in Gran Bretagna la British Association Counselling and Psycotherapy che accoglie due figure professionali diverse seppur con campi d’applicazione a volte limitrofi: gli psicoterapeuti e i counsellors.

In Italia nasce con i consultori cattolici e municipali soprattutto come aiuto alla famiglia.

Nell’accezione moderna i primi centri di counselling compaiono negli atenei italiani negli anni ’80 per gli studenti in difficoltà.

Oggi la figura del counsellor si avvicina molto a quella di un personal trainer che può agevolare il superamento di un periodo difficile, l’indecisione di fronte a un bivio, lo smarrimento di fronte a un mondo che si muove velocissimo.

Il counselling è attivo anche nella scuola, nella sanità, nel disagio sociale, nel mondo del lavoro e, ovviamente, in ambito individuale.

Confrontando l’approccio del cliente italiano con quello ad esempio inglese si nota una differenza sostanziale: l’italiano va ancora alla ricerca di un un rimedio a un problema, l’inglese di un aiuto per trovare in sè le risorse per prevenirlo.

In Italia prevale un atteggiamento di “cura” (scrivendo questa parola con estrema cautela), in G.B. di prevenzione.

I counsellor italiani, ma soprattutto le varie Associazioni, devono svolgere un’opera di educazione in tal senso perchè il counselling si affermi per quello che davvero è.

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Effetti e benefici

Il counselling potenzia le risorse, le performances, l’adattabilità, le possibilità di successo nella soluzione pratica di un problema specifico emozionalmente significativo, nel rispetto etico ed ecologico (considerando tutti gli aspetti) del cliente.

Questo grazie al dialogo, ma soprattutto alla particolare relazione che si instaura fra cliente e counsellor.

Sono le qualità personali del counsellor i fattori di successo di questo “aiutare ad aiutarsi”.

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A chi consigliato

Il counselling si applica in ambito personale, familiare, scolastico, professionale, medico sanitario.

Utile a chi si trova momentaneamente in uno stato di difficoltà emozionalmente disagievole da cause prevalentemente esterne e ha bisogno di un aiuto esterno specializzato per ritrovare le risorse per uscirne.

Consigliato a chi vuole migliorare la relazione con sè stesso, la comunicazione con gli altri, prendere decisioni importanti, affrontare cambiamenti, orientarsi su scelte affettive, scolastiche e di vocazione.

Insegnanti, assistenti sociali, operatori sanitari, genitori, figli, partners, studenti, stranieri con difficoltà di adattamento, donne con progetti da realizzare, ma insicure. Gay, lesbiche e bisex con difficoltà specifiche.

A chi è soggetto a mobbing. Mamme che rientrano al lavoro dopo la maternità e si ritrovano disorientate.

A chi deve affronatre una separazione. Una malattia cronica con connotazioni emotive e sociali. A chi si sente in precarietà economica e deve decidere come affrontarla.

A chi si sente solo (senza complicanze psicopatologiche).

A chi nella professione o nella vita ha a che fare con la sofferenza, la malattia, il disagio sociale, l’educazione scolastica.

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A chi sconsigliato

A chi non ha intenzione vera di farsi aiutare. A chi soffre di patologie psichiche e psichiatriche.

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Particolarmente efficace se praticata insieme a...

Ogni counsellor, in funzione della propria specializzazione e pratica potrà suggerire esercizi coadiuvanti, quali: meditazione, tecniche anti-stress, visualizzazioni guidate.

La pratica porta a suggerire ad esempio l’uso della tecnica delle visualizzazioni. Con un esercizio praticato almeno 3 volte alla settimana si otterranno benefici nell’area della eliminazione/controllo dello stress, della lucidità di visione, della tranquillità interiore, della creatività, della capacità di elaborare informazioni molteplici o complesse nella presa di decisione, nel “ricaricare le batterie”, nella capacità di discernimento, nel prendersi una pausa, un distacco dagli avvenimenti.

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Et consigliata

Età minima per cominciare

Adolescenza.

Età a cui si può sempre praticare

Pensionati.

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Tempo di pratica per godere dei benefici

Durata minima  di un ciclo

da 6 a 12 colloqui.

Periodicità

Di solito una volta per settimana.

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Come si svolge un incontro

Colloqui individuali o di coppia (marito/moglie, padre/figlia, fidanzata/fidanzata) della durata massima di 60 min.

La frequenza varia in funzione della tipologia dell’intervento, solitamente un incontro alla settimana.

Con un atteggiamento di ascolto attivo e non giudicante il counsellor durante il primo colloquio ha come obiettivo di stabilire un buon “rapport”, empatia col cliente e di aiutare con poche domande pertinenti il cliente a definire chiaramente il problema concreto e specifico su cui intervenire (contratto di counselling).

Il counsellor ha l’obbligo etico di specificare nel dettaglio la propria area d’intervento v. sopra) attenendosi ad esempio ai codici deontologici delle Associazioni di Counselling (es. A.I.Co., S.I.Co.).

È altresì tenuto a chiarire i confini e le regole della collaborazione col cliente: rispetto appuntamenti, regole per disdette, il costo per colloquio, la modalità di pagamento, il rispetto della privacy. E a ricordare le responsabilità del cliente: puntualità, presenza, riconoscimento del compenso per intero in caso di disdetta superiore alle 48 ore, a mantenere la riservatezza riguardo al contenuto degli incontri soprattutto in presenza di counselling familiare, di coppia o di gruppo.

Il counsellor ha l’obbligo di comunicare al cliente la durata, la frequenza e il numero di colloqui previsti (max. 12).

Ha l’obbligo di comunicare il costo orario (orientativamente dai 50 ai 100 euro per colloquio individuale da saldarsi al termine di ogni incontro).

Lo spazio in cui si svolgono i colloqui deve essere percepito dal cliente come sicuro, protetto, accogliente.

Il cliente si accomoda su una comoda poltrona da cui può vedere di fronte a sè la porta della stanza e avere su un lato una finestra. Il counsellor si accomoda su una poltrona posta di fronte o semifrontale.

La distanza fra le poltrone va regolata in funzione della reazione del cliente

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Cosa serve per esercitare

L’ ambiente deve essere dedicato, confortevole, accogliente, non troppo personalizzato. Bastano poche stampe di qualità per dare un tocco di eleganza. Evitare soggetti che possano disturbare i clienti, colori troppo accesi, poster cheap. Eventualmente una pianta. Utilizzare due poltrone reclinabili, comode, di buona qualità.

Meglio se lo studio è composto da una sala che possa accogliere piccoli gruppi e fare esercitazioni. E uno spazio riservato all’incontro individuale.

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Requisiti formativi di un bravo operatore

Non esiste nessun obbbligo formativo se non autoreferenziato per divenire counsellor.

Il counsellor è prima di tutto un esperto di comunicazione. Possiede un’ottima cultura di base.

Ha compiuto studi universitari o equivalenti e ha seguito un serio corso pluriennale di preparazione al counselling. Conosce i dettagli dell’intelligenza emotiva. Sa fare una valutazione delle situazioni e raccogliere le informazioni di dettaglio necessarie a identificare il vero problema del cliente.

Conosce le tecniche di gestione narrativa ed emotiva. Ha sviluppato l’abilità nel “sentire” il lato emozionale del cliente. Inoltre ha approfondito, in funzione della sua area d’intervento, la pedagogia, la sociologia della famiglia, il burnout (logoramento da stress) nella sanità, il decision making (tecniche di presa di decisioni), organizzazione aziendale, tecniche di rilassamento, conduzione di gruppi e, ovviamente, ha una ottima competenza delle basi della psicologia pur non volendo sostituirsi allo psichiatra e allo psicoterapeuta in quanto svolge un compito diverso.

Esistono oggi molte scuole di counselling.

Migliori quelle che propongono una formazione di almeno 3/4 anni.

Un buon counsellor si è messo in analisi, ha fatto tirocinio sotto supervisione, ha sperimentato più’ di una disciplina specifica (es. PNL, più’ Gestalt, più HQP (Hoffman Quality Process) per avere più strumenti per aiutare il cliente.

Ha approfondito tematiche specifiche come ad esempio l’omosessualità, l’adolescentologia, il “parenting”(la genitorialità), la terza età, e ha almeno un’infarinatura giuridica, oltre ad altre competenze.

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Come scegliere il professionista che fa per te

Chi ti chiarisce sin dal primo incontro i confini del proprio intervento.

Chi ti legge il codice di deontologia dell’associazione di appartenenza.

Chi ha una buona preparazione scientifica.

Chi ti riceve in uno spazio adeguato e non nel soggiorno di casa.

Chi ti fa sentire a tuo agio, non giudica e ti rispetta.

Empatizza ma non si fa coinvolgere troppo emotivamente pena la perdita della capacità di aiutare. Chi, in mancanza di un albo professionale, è iscritto a una Associazione che fa selezione e qualificazione dei counsellor (A.I.Co., S.I.Co.) .

Da evitare: chi usa termini come terapia, paziente, analisi psicologica, ecc.; chi si spaccia per psicoterapeuta e non lo è (zero autostima, assenza di etica, millanteria); chi d’abitudine supera il tempo di colloquio; chi parla troppo sottraendo tempo al cliente, chi arriva subito alla soluzione, chi si propone come counsellor per offrire altri “servizi” (vendita integratori alimentari, lettura dei tarocchi, uso di cristalli, oroscopo, ecc.).

Stare lontani da chi non laureato in medicina, osa commentare l’eventuale terapia farmacologica del cliente o, ancor peggio, suggerisce alternative.

Da evitare almeno all’inizio approcci esclusivamente via modalità Internet. L’uso di skype o video conferenze è possibile e utile solo per attività collaterali di supporto nel tempo,di approfondimento tematico o di aggiornamento.

Evitare chi chiede una remunerazione troppo bassa.

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Scuole e centri di formazione riconosciuti

Esistono decine di scuole di Counselling, scegliere quelle riconosciute da A.I.Co. o S.I.Co. e/o associate a istituzioni riconosciute in altri paesi avanzati della U.E.

Rifuggire da centri di formazione dai nomi stravaganti (es. Accademia avanzata del benessere olistico: corso di counselling in tre mesi), informarsi in dettaglio sulle qualifiche dei docenti.

Richiedere specificazioni sul contenuto dei corsi, sulla supervisione, il tirocinio, la formazione post attestato, le responsabilità e i confini d’azione giuridici.

Le risposte a quest’ultimo tema verificatele con una delle Associazioni Nazionali di Counselling.

Analizzare attentamente le materie di studio e chiedere durante il corso a ogni esercitazione se la tecnica utilizzata è applicabile al counselling.

Le scuole di counselling in Italia sono nate dalle costole di scuole di psicologia (Gestalt, Psicologia umanistica, ecc.) per cui privilegiano, a volte in modo esclusivo l’approccio psicologico. Utile, ovvio, ma non sufficiente per il counselling come l’abbiamo definito.

I docenti sono quasi sempre psicoterapeuti (controllate i biglietti da visita).

Le esercitazioni pratiche si effettuano molte volte su problemi che vanno al di là dell’operrato del counselling (es. problemi di vecchia origine famigliare, di identità); insegnano tecniche d’intervento validissime e di successo, ma a volte fuori dal perimetro operativo di un counsellor.

Quindi chiedere sempre se la tecnica applicata può essere utilizzata in ambito di counselling e diffidare della risposta che possa risuonare: “Noi te la insegnamo, poi è tua responsabilità applicarla oppure no”.

Questa non è una risposta etica perchè scarica sullo studente, poi counsellor, la responsabilità dell’uso di una tecnica forse non concepita per affrontare le difficoltà dei clienti.

Fare molta attenzione anche ai casi affrontati a scuola. Ben vengano esercizi su casi complessi, ma devono essere affrontati anche difficoltà del tipo: adolescente che si vergogna del proprio aspetto perchè ha l’acne giovanile, lavoratore immigrato che subisce comportamente intolleranti da colleghi di lavoro, studente universitario che ha dubbi sulla facoltà da scegliere, coppia etero o gay che vuole aprire il rapporto, giovane lesbica che viene presa in giro dai compagni di scuola, ecc.

Il counselling è problem solving di difficoltà con concause esterne non solo interne all’individuo.

Il docente è un counsellor? La risposta sovente è “sì” perchè è uno psicoterapeuta. Ma questo, come visto, non significa che abbia le competenze per essere un ottimo counsellor.

Un ordinario universitario di Inglese non è detto che sia un buon interprete simultaneo: quest’ultimo anche se lavora su un canovaccio scritto, deve possedere un’ottima memoria, riflessi pronti per trovare sinonimi se non gli viene immediatamente in mente la parola più appropriata, conoscere i linguaggi e i gerghi specifici (medicina, diritto internazionale, economia, tecnica, ecc.) in funzione della specializzazione, avere un’ottima padronannza anche dell’italiano per rendere i giochi di parole con equivalenze, conoscere la cultura del paese, avere un’ottima presenza di spirito per far fronte a eventuali defaillances lessicali in pochi secondi, e fare molto, molto esercizio pratico.

E’ un altro lavoro, richiede competenze specifiche benchè entrambi conoscano l’inglese.

Rifuggite dalla equazione citata più sopra (counselor = geometra, psicoterapeuta = architetto).

Porre domande specifiche per ottenere risposte specifiche, questo evita che le aspettative vengano poi deluse nella pratica operativa.

Il contenuto, le tecniche, l’area d’intervento devono essere specificate comprendendo materie quali sociologie, decison making, problem solving, elementi di diritto del lavoro, comunicazione, counselling telefonico.

Per essere più dettagliati:. uno dei principali ambiti di tirocinio e di pratica del counsellor può essere svolta presso i vari “telofoni amici”. Nella vostra scuola vi preparano, attraverso simulazioni, a:
è il 31 dicembre e voi siete di servizio al telefono amico, soprattutto per gestire problemi di solitudine. Squilla il telefono, voi alzate la cornetta e di là silenzio assoluto.

Eppure c’è qualcuno che cerca aiuto. Come fate affinchè chi è all’altro capo non riattacchi? Cosa dite? In che modo?.

Altro esempio specifico: siete volontari al servizio di counselling telefonico dell’A.S.A. (Associazione Solidarietà AIDS), un uomo vi chiama e in modo trafelato e ansioso vi dice: “Durante un rapporto con una prostituta si è rotto il profilattico, sono preoccupatissimo, non so cosa fare, ho paura di avere contratto l’AIDS”, cosa rispondete subito? Di andare a fare il test? Sbagliato. Ovviamente lo direte dando indicazioni specifiche su dove è possibile farlo.

Ma prima? Come gestite l’ansia di chi sta chiamando? Forse non vi lascia parlare. Cosa fate? Una buona scuola di counselling vi insegna come intervenire.

Chiedere anche se vengono forniti elementi su come avviare un’attività di counselling: si può fare pubblicità e come? Cosa si può dire e cosa no, quali mezzi possono essere usati e quali no, come si rispetta la normativa sulla privacy?

Quali adempimenti fiscali e societari si debbono rispettare? E ancora, accertare che durante il corso si esaminino siti web di counselling italiani e stranieri per verificare ciò che è valido e ciò che è fuffa o millanteria.

Si suggerisce di analizzare con particolare attenzione i siti delle associazioni di counselling inglesi e francesi confrontandoli con quelli italiani.

Nel resto d’Europa gli standard della professione di counselling sono già fissati da anni. In Italia non sono ancora perfettamente definiti e si continua a parlarne per differenza con la psicoterapia che a sua volta deve far fronte all’ordine dei medici (psichiatri).

Si esca una volta per tutte da questo circolo infruttuoso. Ci si occupi della definizione di standard di eccellenza.

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Associazioni rappresentative di categoria riconosciute

Associazione Italiana Counselling (A.I.Co.); Società Italiana Counseling (S.I.Co.), Associazione Nazionale Counselor Relazionali (A.N.CO.RE), European Association for Counselling and Helping Professions (E.A.C.H.P.) vedi siti.

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Personaggi importanti che praticano o hanno praticato la disciplina

Per questioni di privacy non vengono riportati. Inoltre, essendo una disciplina giovane in Italia, solo ora si stanno affermando counsellor professionali di alto livello e preparazione.

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Diffusione della disciplina e tendenze in Italia e nel mondo

Il counselling come è stato qui definito è abbastanza recente in Italia. Le prime associazioni e scuole nascono negli anni ‘80.

La storia delle professioni nel nostro Paese è pesantemente condizionata dagli albi professionali che hanno, a volte, incoraggiato atteggiamenti estremi di difesa della categoria.

Come per tante nuove professioni, per esempio webmaster, internet marketer, webdesigner, ecc. la legislazione italiana non è aggiornata con i tempi.

L’Italia è l’unico importante Paese d’Europa che non ha ancora compiuto passi definitivi nel riconoscimento di queste nuove professioni, tra cui anche il counselling.

Fortunatamente sono molto più dinamiche alcune Regioni italiane che hanno o stanno per ufficializzare le nuove professioni con registri professionali. Per saperne di più consultare i siti dell’A.I.Co., S.I.Co., A.N.CO.RE., ecc.

Il counselling si differenzia, senza contrapporsi, alla psicoterapia (a sua volta criticata, in alcuni casi , dall’Ordine dei Medici).

Non è la psicoterapia per i poveri. Non ne è subordinato. Svolge un ruolo alto.

Il counselling è una risposta specifica a una domanda specifica di aiuto per persone con difficoltà oggettive, a contenuto emotivo disagevole.

Difficoltà che chiunque nella vita può incontrare. Il counselling si pone come prevenzione e prima linea d’intervento, facilmente accessibile a tutti, orientato al problem solving in tempi brevi.

Oggi l’attività di counselling la si ritrova nella scuola, nella sanità, nel lavoro, nel sociale, ovunque la relazione e la comunicazione con l’altro (per orientamento, gestione delle diversità, difficoltà emotive, presa di decisioni) è essenziale.

L’Italia è ben lontana dalla diffusione che il counselling ha nel resto d’Europa. Il profilo professionale si è elevato e i clienti stanno facendo piazza pulita degli ultimi ciarlatani improvvisatisi counsellor.

Ma questo è un discorso che vale per molte discipline moderne.

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Libri consigliati per saperne di pi

  • Il Counseling nella relazione d’aiuto, di S. Murgatroyd, ed. Sovera
  • L’arte di aiutare, di Robert Carkhuff, ed. Erickson
  • L’arte del counseling, di Rollo May, ed. Astrolabio
  • Guida al Counseling, di Meier & Davis, ed. Franco Angeli
  • Terapia centrata sul cliente, di Carl Rogers, ed. La Nuova Italia
  • Counseling, di Marcella Danon, ed. Red

    Questo è un saggio divulgativo anche per non addetti ai lavori che con un linguaggio comprensibile ma specifico, illustra la moderna pratica del counselling sia da un punto di vista teorico che applicativo.

    Ne percorre le finalità, ne identifica la pratica in dettaglio, mette in luce i benefici ottenibili, ne definisce gli ambiti di competenza e ne tratteggia l’aspetto olistico

  • Saper ascoltare, saper comunicare, di Guido Tuveri, Il pensiero scientifico editore, 2000

    Manuale specifico sulle tecniche di comunicazione e di counselling in ambito sanitario, che analizza come si crea la relazione con un ammalato: come superare le difficoltà comunicative; la comunicazione verbale e paraverbale; l’analisi delle mapppe di riferimento dell’uno e dell’altro; la comunicazione di cattive notizie; l’acquisizione di abilità comunicative etiche e rispettose.

    Per counsellors che agiscono soprattutto in strutture sanitarie.

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Video Corsi consigliati

Vista l’importanza di creare un rapport personale col cliente, di attivare empatia e di leggere il body language, di interazione e di sperimentazione “live” non si consigliano corsi video. Validi solo per approfondire tematiche specifiche

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Riviste consigliate

Riza Psicosomatica, Psychologie.

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Siti consigliati

Quelli delle associazioni nazionali:italiane, francesi, inglesi e americane e tra le altre:

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Importanti manifestazioni e principali eventi

Al momento nessuna segnalazione.

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Brevi note biografiche sull'autore

Giulio Ardenghi

Università IULM: Relazioni Pubbliche. Si è occupato per 20 anni di management ed è coach e counsellor professionista. Dopo 4 anni di studi (post-universitari) presso l'Istituto PNL META di Milano diventa Advanced Master in Programmazione Neuro Linguistica e Professionista Diplomato del Counselling, oltre che Operatore della Relazione d'Aiuto.

Ha seguito studi di Gestalt e di Analisi Transazionale, di Psicogenealogia, Psicomagia, enneagramma e genogramma con Jodorowsky. Ha sperimentato il Quadrinity Fisher Hoffman di cui posside l’attestato e l'Enneagramma.

Nel Counselling ha avuto come maestri: Gianni Fortunato, Francesca Cantaro, Mike George, Neville Hodgkinson, Gian Montagna.

Nel Coaching: Michael Porter, Philip Kotler, Robert Dilts, Goleman, Tom Peters.

È iscritto alla Società Italiana di Programmazione Neuro Linguistica ed è socio professionista dell'Associazione Italiana Counselling. Giornalista pubblicista è membro della Marketing Society UK e in contatto con la International Coach Federation.

È specializzato nelle difficoltà che coinvolgono: disagio adolescenziale non patologico, orientamento per studenti, donne con difficoltà di relazione, coppie aperte e chiuse, relazioni genitori figli, persone di diversa identità sessuale (gay, lesbiche, bisessuali), professionisti con difficoltà in ambito aziendale, persone che entrano o escono dal mondo del lavoro, pensionati con difficoltà di reinventarsi, persone con difficoltà di gestione dell’aspetto emozionale della malattia propria o dei propri cari, persone che hanno difficoltà a far fronte alla crisi economica sia per l’aspetto economico che di ruolo e status, stranieri con difficoltà di adattamento.

Interviene con successo con tecniche specifiche, sperimentate e potenti per risolvere una volta per tutte le difficoltà di autostima.

Tiene anche seminari e conferenze sulla comunicazione efficace in importanti università italiane e straniere. È socio italiano di Images and Voices of Hope, per una comunicazione etica.

Ha collaborato con Aziende come: Fiat Auto, General Mortors, Pinault-Printemps-La Redoute, Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, Università di Bergamo e di Parma, Politecnico di Tunisi, Associazione Solidarietà AIDS, Gruppo Grande Distribuzione Avanzata, Prenatal, Global Engineering spa.

Pluriennale esperienza in Francia, Singapore, Nord Africa, U.S.A., Gran Bretagna, Corea del Sud (in questi ultimi due Paesi ha vissuto per circa sei anni). Collabora con l'Istituto Hoffman e con l’A.S.A. (Associazione Solidarietà AIDS).

Sito web: www.personalcounselling.it email: info@personalcounselling.it.

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